Sunday, 4 March 2012

Sunday, 1 January 2012

Digitalis mnemonica mapensis M.


Nuova specie tecnobotanica realizzata rivitalizzando artisticamente i frammenti di memoria politecnica destinati alla definitiva rottamazione. Ora un esemplare è osservabile nell'aiuola centrale della "grand cour" del Politecnico di Torino in Corso Duca degli Abruzzi 24. Si allega la scheda tecnobotanica radatta da Gianfranco Albis.

E’ un arbusto ramificato actinomorfo appartenente alla famiglia delle Memoriacee. La pianta raggiunge un’altezza di circa un metro, ha caratteristiche eliofile, ma una sua prolungata esposizione al sole può deteriorarne la struttura. Non presenta un tessuto meristemale di tipo tradizionale, e cresce su terreni ricchi di ferro ai quali è “saldamente” ancorata, memori di processi alla Martin-Siemens, ma anche alla Bessemer oppure alla Thomas. Il fusto aereo, eretto, si presenta, negli esemplari giovani, di colore grigio, con lucentezza metallica e con epitelio “filettato”. Negli esemplari adulti, a causa di fenomeni ossidativi, il colore del fusto tende a diventare scuro, rosso-brunastro, quasi “rugginoso”. Le foglie verticellate, bifacciali, prive di picciolo, di forma rettangolare, senza nervature, si presentano con spessore considerevole e con margine liscio. La faccia adassiale e quella abassiale presentano sostanziali differenze morfologiche, colorazione scura e consistenza coriacea. Sulla faccia abassiale è presente un alveolo circolare in cui si alloca il frutto nastriforme, flessibile, avvolto in spire ben serrate, con lunghezza di alcune centinaia di metri. Ricco di polietilentereftalato, ossido ferrico e biossido di cromo, in passato era particolarmente ricercato per la sua funzione mnestica. Varietà già ampiamente coltivata e utilizzata, a causa degli alti costi di coltivazione è stata ora completamente abbandonata e dismessa a favore di nuovi esemplari succedanei di sintesi. Dopo lunghe ricerche, scoperta negli anfratti di ambienti dismessi, la Digitalis menomica mapensis M. - così chiamata dal suo scopritore Vittorio Marchis che ha voluto associarla a un nome da un lato memore della sua passata funzione e dall’altro legato al suo attuale ambiente protetto - è stata riportata a nuova vita con una operazione che solo gli strumenti della trasfigurazione artistica ne hanno permesso, si spera, la perpetuazione della specie.


Foglia di Digitalis mnemonica mapensis M.

Monday, 4 July 2011

Hydra delle Alpi



La società industriale produce manufatti e nella logica dei consumi l'obsolescenza impone il rinnovamento. Anche le "cose" più ingombranti devono lasciare lo spazio ad altre e così la legge del "dimenticare per ricordare" ci pone spesso di fronte a dilemmi che sembrano insolubili. La sorte subita dallo Stadio delle Alpi ha lasciato, nella dimensione materiale della memoria, solo alcuni "frammenti" che sono stati conservati in questo Politecnico. Ma perché la memoria si mantenga viva il reperto deve subire una metamorfosi, e in questo caso è la dimensione artistica ha operato la trasformazione, sicché un nodo di cavi e tiranti è diventato l'Hydra delle Alpi, opera di Vittorio Marchis. Con un intervento conservativo del "pezzo", messo in sicurezza consolidando le parti mobili, si è provveduto a rendere stabile la struttura che ora si erge verticalmente per dimostrare visivamente il suo dinamismo, dove i cavi tranciati estendono nei trefoli la forza che ricorda la loro originaria funzione. L'intervento artistico, consistente in una coloritura superficiale con toni e forme che la riportano all'aspetto familiare di un "giocattolo" vuole in questo modo smitizzare una funzione tecnologica trasferendola, anche concretamente, a una dimensione quotidiana e familiare. Ma l'Hydra delle Alpi ricorda in un certo senso anche l'operazione che nel mondo antico subivano le sculture di marmo sempre ricoperte da vivaci pigmenti. E così si comprende nella sua totalità il nome che nell'Hydra richiama la mitologia greca e nelle Alpi la sua originaria destinazione. Senza dimenticare che l'Hydra rimanda all'acqua, la protagonista dell’evento del 20 giugno 2011, che la vede collocata negli Spazi del Cortile Vallauri della Cittadella Politecnica dove terrà compagnia al "Punto Acqua Smat". (vm)